La parte più alta racconta del ritorno in Sardegna di una Maria Lai artista affermata e stimata che torna nell’Isola quasi per restituire, amplificati e rivisitati da una capacità artistica ormai matura, i doni che aveva ricevuto dalla natura e dall’ambiente della sua infanzia. La grande montagna rappresentata in alto a sinistra come in sezione nasconde e mostra i tesori dell’Isola, piccoli ritagli di motivi tradizionali collegati in modo da generare nuove immagini fantastiche, e perfino una piccola citazione della stessa opera di Maria Lai, una paginetta bianca scritta con il filo nero da cucito, che costituisce un importante capitolo della sua opera. Sul fianco della montagna l’immancabile capretta.

Ancora in alto, un piccolo fiore sui colori del celeste-azzurro ricorda la sua più grande performance collettiva “Legarsi alla montagna” del 1981. E ancora più in alto, a chiudere il racconto di una vita, tornano le montagne e i colori del mare e del cielo.

La pagina di destra è dedicata alla produzione artistica di Maria Lai e, benché sia stata tessuta in sequenza temporale e appaia in netto contrasto di colore e di stile, dev’essere letta come un tutt’uno con la parte dedicata alla sua vita. Qui Dolores Ghiani utilizza la tripartizione tipica delle bisacce tessute al telaio che ama trasferire sugli arazzi. La bisaccia nasce come contenitore per trasportare quanto occorre per un viaggio, e come viaggio narrato Dolores intende ogni suo arazzo.

La prima parte, sempre partendo dal basso è definita da Dolores stessa come il “Mare della tranquillità”. Al centro una piccola imbarcazione bianca, sotto grandi gocce di pioggia, incomincia un viaggio. A sinistra un piccolo ragno invisibile ha costruito la sua tela, punto di osservazione e, allo stesso tempo, parte del mondo osservato. A destra uno spazio misterioso: forse una grande astronave in viaggio nell’universo. Dolores cerca di entrare nello spazio artistico di Maria per cercare di capirlo, ma senza violarlo.

Una sottile striscia bianca semitrasparente, attraversata in qualche punto dai disegni che continuano nella seconda partitura della composizione, chiude il primo quadro e lo divide dalla seconda parte, quella centrale che è una reinterpretazione al telaio delle Grandi geografie di Maria Lai, certamente le Grandi geografie rappresentano una delle fasi più suggestive della sua produzione artistica.

Importantissimi in questo quadro anche i richiami ai telai, strumenti principali della tessitura che Maria ripropone sotto forma di sculture artistiche e che qui sono stati rappresentati da Dolores in forme geometriche rese con i fili dorati. Una grande ragnatela bianca che si apre a ventaglio è ancora la rappresentazione attraverso la quale Dolores vede Maria: grande Jana tessitrice.

La seconda sottile striscia bianca e trasparente separa nettamente il quadro centrale dal terzo in alto senza che alcun disegno la attraversi.

È lo spazio universale della grande arte, dove Maria Lai è potuta salire attraversando tutte le fasi precedenti. È uno spazio dove si trova di tutto. Vi si trovano materiali che l’uomo ha trasformato in rifiuti, plastica, carta di giornale che contiene ancora parole scritte, frammenti di memoria che fluttuano ma non si distruggono. La lettura dei singoli elementi può essere molto varia: i frammenti di plastica bianca sembrano nuvole da cui scendono gocce di pioggia, i triangoli bianchi, che altrove rappresentano le montagne, qui sono rovesciati di lato e sembrano quasi frecce direzionali che indicano percorsi alternativi e sconosciuti. Insomma la pattumiera dell’universo in cui l’uomo sta riversando di tutto o l’universo stesso in cui l’uomo è solo una minima parte di un grande mistero. In alto al centro una piccola cerniera rossa con un bottone scuro chiude l’area, ma è una cerniera e quindi si può anche aprire verso altri mondi…